venerdì 20 maggio 2016

Il parchetto di via Venezia intitolato al partigiano Giovanni Brandazzi Presidente del CLN di Legnano

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Il parchetto di via Venezia intitolato al partigiano Brandazzi



Celebri canzoni partigiane, suonate e cantate dai "Numantini", per ricordare il partigiano Giovanni Brandazzi al quale è stato intitolato il giardinetto di via Venezia a Legnano.
La cerimonia si è svolta stamattina, domenica 24 aprile, alla presenza di diversi legnanesi.  A scoprire il cippo posto all'entrata dell'area verde il sindaco Alberto Centinaio con il presidente dell'Anpi Luigi Botta e i nipoti del partigiano, Sandra e Gianni.
All'evento, rientrante nel programma per celebrare l'anniversario della Liberazione d'Italia, hanno partecipato anche gli assessori Antonino Cusumano (Opere Pubbliche) e Umberto Silvestri (Cultura).
Il forte vento di oggi ha caratterizzato il momento commemorativo, così Botta, durante il suo intervento, ha ricordato la canzone partigiana "Fischia il vento".  «Sono commosso - ha esordito il presidente Anpi -. È da diversi anni che abbiamo chiesto un riconoscimento del CNL di Legnano (Comitato di Liberazione Nazionale) fondato dal legnanese Giovanni Brandazzi nato l’8 giugno 1900. Per noi è un volto sacro della storia partigiana locale. Ringrazio il sindaco che, dimostrando una forte sensibilità, ci ha permesso di ricordare quest'uomo. Brandazzi è per me una persona tanto cara: ho avuto modo di conoscerlo, in quanto ho vissuto la giovinezza con suo figlio Bruno. Buon 25 aprile a tutti e grazie sindaco per averci donato questa giornata».
«Sono felice di essere qui e ricordare una persona così importante in quanto è nella storia della Liberazione a Legnano - il commento del sindaco -. Cippi come questo sono un segno  che ci permetteno di ricordare persone come Brandazzi. Uomini che hanno lottato per ideali e speso bene la loro vita. Ci servono per non dimenticare e riflettere. Mi piacerebbe che, insieme alle scuole, si organizzassero percorsi in città per far scoprire ai nostri studenti le persone che hanno dedicato la loro vita per la Patria I ragazzi dovrebbero conoscere questi personaggi: sono esempi da seguire».
A precedere i musicisti "Numantini" la studiosa Renata Maria Pasquetto  che, in pochema efficaci parole, ha raccontato la vita di Brandazzi: «Finito il tempo clandestino, Giovanni non è tornato alla vita normale ma ha contribuito alla ripresa della città con il CNL. Come diceva lui: "la guerra aveva spazzato via tutte le organizzazioni", quindi era il momento di ricostruire e aiutare gli altri».
(Gea Somazzi)

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Giovanni Brandazzi, fondatore del CLN di Legnano


Giovanni Brandazzi è nato l’8 giugno 1900. Fu tra i fondatori del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di Legnano sorto nei giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943.
In un’intervista rilasciata nel trentennale dalla Liberazione, Giovanni Brandazzi ricostruisce l’attività del CLN: “A Legnano i primi partiti che poterono iniziare la loro attività furono il Partito Comunista ed il Partito Democristiano”. In seguito entrarono anche il partito socialista e repubblicano e Anacleto Tenconi, futuro primo sindaco di Legnano liberata, ricorda “… gli incontri clandestini tra i membri del CLN, in tutti i luoghi più impensati: nelle cantine delle case, nelle chiesette più sperdute fra i campi, in certi solai, nei sotterranei dell’asilo di Villa Cortese, nell’asilo Frua-Banfi di via Venezia a Legnano, quanti tremori e quante paure… Ricordo un incontro fra me e l’onorevole [Carlo] Venegoni il mattino di un giorno di nebbia nella landa sperduta dei prati fra San Vittore e Parabiago. Questo per darvi un’idea delle difficoltà, dei pericoli cui andammo incontro in quei momenti” (manoscritto Tenconi in Nicoletta Bigatti e Alberto Tenconi, Una vita per la città. Anacleto Tenconi. Ritratto di un sindaco legnanese, EMV Edizioni, 2011, p.42-43).
Giovanni Brandazzi è stato partigiano combattente, uno dei comandanti della 101^ Brigata Garibaldi “Giovanni Novara” SAP fin dalla sua costituzione e Commissario di Distaccamento (equiparato al grado militare di Sottotenente) dal 1° aprile 1944 al 30 settembre ’44. A ottobre del 1944 la 101^ Brigata Garibaldi venne scissa in due unità in quanto troppo numerosa (aveva superato 700 aderenti) e si formò la 182^ Brigata Garibaldi “Mauro Venegoni” SAP, alla quale passò Brandazzi con la qualifica gerarchica di Commissario di Brigata (grado di Tenente) dal 1° ottobre ’44 alla Liberazione.
Il 25 aprile 1945 entrò a far parte della Giunta Comunale provvisoria in qualità di Assessore alla Polizia Urbana (con Ernesto Macchi). Sindaco Anacleto Tenconi.
Ricorda Brandazzi nell’intervista: “L'attività del CLN non cessò dopo la Resistenza. La guerra era passata ed aveva spazzato via tutta l'organizzazione nazionale; non c'era più niente che funzionasse; la gente aveva fame e freddo e non c'erano i generi alimentari ed il combustibile.”
Nemmeno l’attività di Giovanni Brandazzi cessò in seno al CLN di Legnano in quanto ne venne eletto Presidente, da aprile 1945 fino alla sua cessazione il 5 luglio 1946, e si trovò quindi a far fronte a problemi di difficile ed urgente risoluzione ricercando anche la collaborazione della Giunta Comunale, degli industriali, dei commercianti, dell’ANPI, delle Associazioni Militari, delle varie altre Organizzazioni, dei medici, del clero e di tanti cittadini volonterosi. Nel Verbale della riunione del CLN dell’8 ottobre 1945 si legge difatti “Il CLN non chiede che collaborazione da parte di tutti, collaborazione che permetterebbe a chiunque di constatare di persona quanto sia più facile giudicare l’operato di chi si propone di ben fare in tempi tanto difficili, che non fornire sia pure solamente un consiglio per il raggiungimento di migliori risultati.”

Per avere un’idea delle difficoltà nel dopoguerra potete leggere la ricostruzione che è stata fatta dall’ANPI di Legnano attraverso i documenti del Comune, i Verbali del CLN di Legnano, le testimonianze: 

In sintesi, Brandazzi sottolinea “Bisognava portare nell'Emilia e nel Veneto biciclette, biancheria e stoffe per aver in cambio farina, formaggio, lardo ecc. Tornavano i partigiani dalle montagne ed i reduci dai campi di concentramento. Bisognava accogliere tutta questa gente e rifornirli di scarpe e denaro. L'ospedale, gli ambulatori, i ricoveri non avevano combustibile per il loro riscaldamento. Bisognava trovare carbone, lignite, torba, legna per far funzionare i loro impianti. I partigiani caduti erano stati sepolti ma non c'era un segno sopra le fosse. Bisognava costruire le tombe e le lapidi. La Liberazione era stata conquistata, ma occorreva che qualcosa si facesse per ricordare ai posteri il grande avvenimento. Si costruì a questo scopo un monumento (anche se modesto) in piazza 4 novembre. Bisogna aggiungere in conclusione che l'attività del CLN è stata sempre molto apprezzata da tutta la popolazione cittadina.”
A Legnano si votò per il Comune il 7 aprile 1946: Giovanni Brandazzi venne eletto nelle liste del PCI.


Primavera 1945 a Legnano

https://galileitimesblog.wordpress.com/2016/03/20/primavera-1945/




PRIMAVERA 1945

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La storia sta finalmente per subire una svolta netta, dopo anni di conflitti apparentemente insanabili, battaglie infinite, tuoni di aerei nel silenzio della notte e eserciti allo stremo. Le vicende e gli esiti della “Grande Storia” sono più o meno noti ai posteri, quello che invece va perdendosi dalla memoria collettiva sono tutte le piccole storie di gente ordinaria vissuta in quei tempi bui.
La mia proposta è di fare un piccolo salto indietro nel tempo per rivivere quei mesi di trasformazione con gli occhi semplici e forse un po’ inconsapevoli di un ragazzo di 17 anni (per comodità lo chiameremo Giovanni) che non si trovava ancora al fronte, in quanto minore, bensì occupato in una azienda statale la quale produceva calzature per l’esercito ufficiale. L’indagato speciale, classe 1927,  mi racconta volentieri di quel tempo per noi lontanissimo ancora ben impresso nella sua memoria….
La tragedia era giunta come inevitabile: dopo la guerra in Abissinia e le forti sanzioni della Società delle Nazioni ai danni dell’Italia fascista, il nostro Paese di ritrovò alle strette e si avvicinò agli unici che sembravano offrire un appiglio al Duce: Hitler e la sua Germania. Quando la guerra scoppiò, l’Italia si trovava ormai troppo vicina alla Germania e la scelta di entrare in guerra al fianco dei tedeschi era in quel frangente quasi obbligata. Giovanni allora era poco più che un bambino. La notizia ovviamente scosse la tranquillità di quegli ambienti che dopo anni di dittatura si erano costruiti un proprio equilibrio, le razioni di pane e zucchero, le campane notturne, i giovani al fronte, un’atmosfera mista di ammirazione e orrore per un ragazzino. Tuttavia la vita scorreva abbastanza tranquilla, i fronti erano lontani e quelli che rimanevano erano troppo occupati a lavorare. La situazione per la popolazione precipitò quando l’Italia cambiò fronte: i fascisti dopotutto era pur sempre Italiani, ma i tedeschi no, i tedeschi erano cattivi, spietati con quelli che li avevano traditi; e si sa, più si avvicina la fine, più i violenti si sfogano sui deboli.
Tornando alla primavera del 1945, l’armata tedesca ormai conservava solo pochi avamposti nella nostra Penisola, a cui però si attaccò con i denti. In un pomeriggio qualunque il nostro Giovanni camminava con un amico lungo il Sempione, andava in ditta, verso i colli di Sant’Erasmo, (in quella zona erano stanziate le sentinelle tedesche) , quando d’un tratto uno sparo ruppe il silenzio. In fondo alla strada accasciato giaceva un uomo, una ferita alla coscia e fiumi di sangue. Non si era fermato all’alt quel disgraziato, se lo caricarono in spalla, le mani alzate in segno di pace e corsero verso l’ospedale.
Di episodi come questi ne accadevano molti, alla luce del giorno, in quei mesi finali, stremati.
Poi finalmente la liberazione, gli Americani entrarono a Milano, l’Italia si volgeva verso un futuro democratico e libero. Ma che ne rimane di quelle storie ordinarie, di gente comune, che fino all’ultimo rimase nella propria terra a convivere con il dolore?