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lunedì 1 maggio 2017

CLN, inaugurazione della targa commemorativa

http://www.legnanonews.com/news/cronaca/903689/cln_inaugurazione_della_targa_commemorativa

CLN, inaugurazione della targa commemorativa




"Uomini liberi, cammini diversi, un unico grido, Resistenza!". Queste sono alcune delle parole incise sulla targa commemorativa, inaugurata domenica 23 aprile in Via Alberto da Giussano, angolo Via Lega, che celebra la nascita del CLN, Comitato di Liberazione Nazionale, nel punto esatto dell'incontro tra Frascoli, Fusetti, Tenconi e Venegoni.
Intervento iniziale quello di Primo Minelli, Presidente dell'Anpi, che ha raccontato la collaborazione tra l'Anpi e l'amministrazione comunale, collaborazione che ha voluto ricordare un luogo simbolico dove venne decisa la formazione delle bande partigiane legnanesi e specialmente dove si incontrarono Resistenza cattolica e non cattolica. «Si riunì in questo luogo il fronte antifascista, a questi uomini va il riconoscimento per la loro lungimiranza. La Giornata della Liberazione è di tutti gli italiani, non solo di una parte; i comunisti ebbero un ruolo fondamentale, ma senza i socialisti, i laici e i cattolici non sarebbe stato lo stesso. Sono passati 72 anni da quell'incontro nel novembre 1943 e il passato va conosciuto e riconosciuto, soprattutto nelle scuole. Da qui parte la storia del CLN».
Una lezione etica e morale che ha ribadito anche il sindaco Alberto Centinaio: «Questa è una giornata che ci permette di ricordare persone che si sono sacrificate per l'Italia; Frascoli, Fusetti, Tenconi e Venegoni erano 4 uomini accomunati da un sentire comune. Eventi della storia attuale dovrebbero indurci a riflettere, il passo tra l'uomo forte e la dittatura è breve, in Italia è durato un ventennio». Sulla lapide sono incise le parole di Anacleto Tenconifuturo primo sindaco della Legnano liberata, che ha descritto l'incontro poeticamente con queste parole: "Le storie di molti avvenimenti incominciano come un refolo di neve che poi diventa valanga". «Il loro spirito è lo stesso che animò i Padri Costituenti, questo non significa cancellare le diversità, ma avviarsi insieme su un percorso comune e ricercare il bene comune. La lapide -  ha concluso Alberto Centinaio - è un pezzo di marmo ma se i valori che esprime vengono vissuti anche dentro di noi sono valori eterni».
Il Presidente onorario dell'AnpiLuigi Botta ha dichiarato: «Il posto dove si incontravano non era dove c'è la targa commemorativa, quindi sulla strada, bensì in via Lega dove ai tempi c'era uno sterrato e un piccolo vicolo, sulla strada sarebbero stati troppo visibili».
Immagini a cura di Luigi Frigo
(Giulia Uderzo)

venerdì 20 maggio 2016

Il parchetto di via Venezia intitolato al partigiano Giovanni Brandazzi Presidente del CLN di Legnano

http://www.legnanonews.com/news/1/58151/il_parchetto_di_via_venezia_intitolato_al_partigiano_brandazzi

Il parchetto di via Venezia intitolato al partigiano Brandazzi



Celebri canzoni partigiane, suonate e cantate dai "Numantini", per ricordare il partigiano Giovanni Brandazzi al quale è stato intitolato il giardinetto di via Venezia a Legnano.
La cerimonia si è svolta stamattina, domenica 24 aprile, alla presenza di diversi legnanesi.  A scoprire il cippo posto all'entrata dell'area verde il sindaco Alberto Centinaio con il presidente dell'Anpi Luigi Botta e i nipoti del partigiano, Sandra e Gianni.
All'evento, rientrante nel programma per celebrare l'anniversario della Liberazione d'Italia, hanno partecipato anche gli assessori Antonino Cusumano (Opere Pubbliche) e Umberto Silvestri (Cultura).
Il forte vento di oggi ha caratterizzato il momento commemorativo, così Botta, durante il suo intervento, ha ricordato la canzone partigiana "Fischia il vento".  «Sono commosso - ha esordito il presidente Anpi -. È da diversi anni che abbiamo chiesto un riconoscimento del CNL di Legnano (Comitato di Liberazione Nazionale) fondato dal legnanese Giovanni Brandazzi nato l’8 giugno 1900. Per noi è un volto sacro della storia partigiana locale. Ringrazio il sindaco che, dimostrando una forte sensibilità, ci ha permesso di ricordare quest'uomo. Brandazzi è per me una persona tanto cara: ho avuto modo di conoscerlo, in quanto ho vissuto la giovinezza con suo figlio Bruno. Buon 25 aprile a tutti e grazie sindaco per averci donato questa giornata».
«Sono felice di essere qui e ricordare una persona così importante in quanto è nella storia della Liberazione a Legnano - il commento del sindaco -. Cippi come questo sono un segno  che ci permetteno di ricordare persone come Brandazzi. Uomini che hanno lottato per ideali e speso bene la loro vita. Ci servono per non dimenticare e riflettere. Mi piacerebbe che, insieme alle scuole, si organizzassero percorsi in città per far scoprire ai nostri studenti le persone che hanno dedicato la loro vita per la Patria I ragazzi dovrebbero conoscere questi personaggi: sono esempi da seguire».
A precedere i musicisti "Numantini" la studiosa Renata Maria Pasquetto  che, in pochema efficaci parole, ha raccontato la vita di Brandazzi: «Finito il tempo clandestino, Giovanni non è tornato alla vita normale ma ha contribuito alla ripresa della città con il CNL. Come diceva lui: "la guerra aveva spazzato via tutte le organizzazioni", quindi era il momento di ricostruire e aiutare gli altri».
(Gea Somazzi)

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Giovanni Brandazzi, fondatore del CLN di Legnano


Giovanni Brandazzi è nato l’8 giugno 1900. Fu tra i fondatori del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di Legnano sorto nei giorni immediatamente successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943.
In un’intervista rilasciata nel trentennale dalla Liberazione, Giovanni Brandazzi ricostruisce l’attività del CLN: “A Legnano i primi partiti che poterono iniziare la loro attività furono il Partito Comunista ed il Partito Democristiano”. In seguito entrarono anche il partito socialista e repubblicano e Anacleto Tenconi, futuro primo sindaco di Legnano liberata, ricorda “… gli incontri clandestini tra i membri del CLN, in tutti i luoghi più impensati: nelle cantine delle case, nelle chiesette più sperdute fra i campi, in certi solai, nei sotterranei dell’asilo di Villa Cortese, nell’asilo Frua-Banfi di via Venezia a Legnano, quanti tremori e quante paure… Ricordo un incontro fra me e l’onorevole [Carlo] Venegoni il mattino di un giorno di nebbia nella landa sperduta dei prati fra San Vittore e Parabiago. Questo per darvi un’idea delle difficoltà, dei pericoli cui andammo incontro in quei momenti” (manoscritto Tenconi in Nicoletta Bigatti e Alberto Tenconi, Una vita per la città. Anacleto Tenconi. Ritratto di un sindaco legnanese, EMV Edizioni, 2011, p.42-43).
Giovanni Brandazzi è stato partigiano combattente, uno dei comandanti della 101^ Brigata Garibaldi “Giovanni Novara” SAP fin dalla sua costituzione e Commissario di Distaccamento (equiparato al grado militare di Sottotenente) dal 1° aprile 1944 al 30 settembre ’44. A ottobre del 1944 la 101^ Brigata Garibaldi venne scissa in due unità in quanto troppo numerosa (aveva superato 700 aderenti) e si formò la 182^ Brigata Garibaldi “Mauro Venegoni” SAP, alla quale passò Brandazzi con la qualifica gerarchica di Commissario di Brigata (grado di Tenente) dal 1° ottobre ’44 alla Liberazione.
Il 25 aprile 1945 entrò a far parte della Giunta Comunale provvisoria in qualità di Assessore alla Polizia Urbana (con Ernesto Macchi). Sindaco Anacleto Tenconi.
Ricorda Brandazzi nell’intervista: “L'attività del CLN non cessò dopo la Resistenza. La guerra era passata ed aveva spazzato via tutta l'organizzazione nazionale; non c'era più niente che funzionasse; la gente aveva fame e freddo e non c'erano i generi alimentari ed il combustibile.”
Nemmeno l’attività di Giovanni Brandazzi cessò in seno al CLN di Legnano in quanto ne venne eletto Presidente, da aprile 1945 fino alla sua cessazione il 5 luglio 1946, e si trovò quindi a far fronte a problemi di difficile ed urgente risoluzione ricercando anche la collaborazione della Giunta Comunale, degli industriali, dei commercianti, dell’ANPI, delle Associazioni Militari, delle varie altre Organizzazioni, dei medici, del clero e di tanti cittadini volonterosi. Nel Verbale della riunione del CLN dell’8 ottobre 1945 si legge difatti “Il CLN non chiede che collaborazione da parte di tutti, collaborazione che permetterebbe a chiunque di constatare di persona quanto sia più facile giudicare l’operato di chi si propone di ben fare in tempi tanto difficili, che non fornire sia pure solamente un consiglio per il raggiungimento di migliori risultati.”

Per avere un’idea delle difficoltà nel dopoguerra potete leggere la ricostruzione che è stata fatta dall’ANPI di Legnano attraverso i documenti del Comune, i Verbali del CLN di Legnano, le testimonianze: 

In sintesi, Brandazzi sottolinea “Bisognava portare nell'Emilia e nel Veneto biciclette, biancheria e stoffe per aver in cambio farina, formaggio, lardo ecc. Tornavano i partigiani dalle montagne ed i reduci dai campi di concentramento. Bisognava accogliere tutta questa gente e rifornirli di scarpe e denaro. L'ospedale, gli ambulatori, i ricoveri non avevano combustibile per il loro riscaldamento. Bisognava trovare carbone, lignite, torba, legna per far funzionare i loro impianti. I partigiani caduti erano stati sepolti ma non c'era un segno sopra le fosse. Bisognava costruire le tombe e le lapidi. La Liberazione era stata conquistata, ma occorreva che qualcosa si facesse per ricordare ai posteri il grande avvenimento. Si costruì a questo scopo un monumento (anche se modesto) in piazza 4 novembre. Bisogna aggiungere in conclusione che l'attività del CLN è stata sempre molto apprezzata da tutta la popolazione cittadina.”
A Legnano si votò per il Comune il 7 aprile 1946: Giovanni Brandazzi venne eletto nelle liste del PCI.


sabato 4 luglio 2015

La battaglia partigiana della 101^ GAP alla Mazzafame

http://www.legnanonews.com/news/1/49187/

21 giugno 1944 - La battaglia partigiana della 101^ GAP alla Mazzafame

Poco dopo le ore 19 dell’8 settembre 1943 venne annunciato via radio l’armistizio con gli angloamericani. L’indomani mattina i fratelli Mauro e Carlo Venegoni entrarono per l’ultima volta nel cortile della fabbrica metalmeccanica Franco Tosi e Carlo fece un brevissimo discorso agli operai, solo un paio di minuti per invitarli alla lotta, alla resistenza contro i fascisti che presto si sarebbero riorganizzati e contro i nazisti che avrebbero costituito una forza di occupazione.
Le origini della Resistenza a Legnano
I Venegoni avevano anni di antifascismo, di lotta e di confino alle spalle e attorno a loro già si era formato un gruppetto di antifascisti di Legnano e della zona. Dopo l’8 settembre, con il rientro a casa dei giovani militari riusciti a sfuggire alla cattura e alla deportazione negli Stalag ed Offlag di Germania e Polonia, il gruppo resistenziale che aveva come riferimento i fratelli Venegoni (Carlo, Mauro, Pierino e Guido) si è ulteriormente allargato: tra i primi partigiani della nostra città possiamo ricordare Piera Pattani, Anna Re, Angela Allogisi, Bruno Feletti (Fontana), Arno Covini, Spartaco Andrei, Dino Garavaglia, Renzo Vignati, Arturo Fusetti, Bruno Lonati (Valeri), Annibale Schiavo, Dino Loschi, Giovanni Brandazzi, Angelo Sant’Ambrogio (deportato dalla Tosi a Mauthausen e morto nel castello di Hartheim) e molti altri. Queste persone costituivano la 101^ Brigata Garibaldi SAP (Squadra di Azione Patriottica) “Giovanni Novara”, legata alle fabbriche di Legnano e dei paesi limitrofi.

Resistenza cattolica
A Legnano operava anche una formazione cattolica che aveva nella nostra città come punto di riferimento don Carlo Riva, coadiutore della parrocchia di San Domenico, ed elementi di spicco quali Anacleto Tenconi (futuro primo sindaco di Legnano libera), Alberto Tagliaferri e Neutralio Frascoli: prenderà il nome di “Brigata Carroccio” e farà parte della Divisione Alfredo Di Dio, particolarmente attiva in Val d’Ossola.
Resistenza cattolica e non cattolica non sono rimasti mondi a sé a Legnano ma hanno collaborato fin da subito. Anacleto Tenconi ricorda nel suo libro “Rapsodia in tono minore” il primo incontro. “Novembre 1943. Ricordo una lontana sera di quel periodo, una sera nebbiosa, oscura, in cui ci trovammo, io, il rag. Neutralio Frascoli, Guido Venegoni e Arturo Fusetti nei pressi della immagine religiosa (la cosidetta [sic] Madonna Mora) sita sulla casa Marinoni in angolo tra la via Lega e via Alberto da Giussano. … Fu così che incominciò il movimento clandestino a Legnano.”

Nasce la 101^ GAP
E fin da subito si formò a Legnano, con punto di riferimento la Cascina Mazzafame, anche un gruppo scelto di partigiani particolarmente audaci che vivevano in clandestinità e si occupavano delle azioni più pericolose: i Venegoni chiesero al ventenne Samuele Turconi (Sandro) di prenderne il comando. Nacque così la 101^ Brigata Garibaldi GAP (Gruppo di Azione Patriottica) “Giovanni Novara” di Mazzafame e Gorla Maggiore.

Essere gappista
Non era facile far parte di una GAP: ci voleva fedeltà, onestà, intelligenza, coraggio fuori dal normale e non tutti erano adatti. Anche nella prima GAP costituitasi a Milano ai primi di ottobre del 1943 su 30 o 40 militanti volontari vagliati solo 12 vennero scelti, nonostante la necessità di formare la squadra: chi per validi motivi familiari, chi per il timore di non saper resistere alle torture in caso di arresto, chi per una ripulsa a scatenare il terrore individuale, molti preferivano andare a combattere in montagna piuttosto che fare la guerriglia in città. Il partigiano in montagna, infatti, si sente più sicuro, combatte in formazioni più numerose, su un terreno più vasto, con maggiori possibilità di sganciamento. Non era così per i gappisti che vivevano e agivano in città, con vita clandestina, ritirata, costantemente controllata, sempre sottoposti a continua tensione nervosa, prima, durante e dopo le rischiosissime azioni. Spie e delatori non mancavano e il rischio di venire arrestati era all’ordine del giorno: un gappista arrestato era sicuro di venire sottoposto alla tortura.

Azioni militari dei gappisti a Legnano
Questi partigiani della 101^ GAP, una quindicina a Legnano e venti o trenta a Gorla, agivano in squadre ridotte quasi sempre di sole quattro unità, effettuando in tutta la Valle Olona e fino a Varese disarmi, deragliamenti di treni con mezzi meccanici (usavano delle specie di cunei realizzati nella fonderia Pensotti: solo da novembre 1944 ebbero a disposizione dell’esplosivo), sequestro di armi nelle fabbriche o di viveri per i partigiani di montagna (famoso a Legnano il sequestro di quattro, forse cinque, quintali di burro alla Centrale del Latte di via Montenevoso), attacchi armati di disturbo a caserme, posti di blocco, garitte del dazio, attentati con eliminazione fisica di spie o militari fascisti e nazisti (famoso l’attentato del 4 novembre ’44 all’Albergo Mantegazza, vicino alla stazione di Legnano), salvataggio, anche con fuga dagli ospedali, di civili (a rischio di deportazione) o partigiani feriti piantonati.
Dalle cronache delle Brigate Garibaldi risulta che questa era la formazione più audace, più attiva, più decisa, meglio armata e più efficace perlomeno di tutta la provincia di Milano e Valle Olona.
Vice-comandante della GAP era il ventunenne Giuseppe Rossato (Gelo) e ne facevano parte Irene Dormelletti di Gorla Maggiore e Francesca Mainini di Legnano, staffette di collegamento col CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) di Milano, specializzate Irene nel nascondere e scortare i partigiani e Francesca nel collaborare con Samuele Turconi per gli attentati dinamitardi.

21 giugno '44: Cascina Mazzafame
Proprio il gruppo di una quindicina di partigiani legnanesi della 101^ Brigata Garibaldi GAP la sera del 21 giugno 1944 venne circondato da 250-300 fascisti in assetto di guerra provenienti da Busto Arsizio, avvisati da una delazione riguardo alla presenza dei partigiani alla Cascina Mazzafame, dove ora si trova il maniero della Contrada La Flora.
Un problema costante dei partigiani era la fame e quella sera, contrariamente al loro solito, si erano fermati un poco di più alla Cascina, dove molti del gruppo, comandante compreso, avevano genitori e parenti: si erano fermati a mangiare qualcosa.
Erano arrivati alla Cascina verso le nove, le nove e mezza e attorno alle dieci, dieci e mezza si sono sentiti i primi spari: sono stati i fascisti a far fuoco per primi.
I contadini della Ponzella, intuendo la gravità della situazione, fecero in tempo a fuggire di casa allontanandosi il più possibile, ma alla Mazzafame rimasero anch’essi accerchiati, in quando i fascisti avevano circondato tutta la zona con un giro larghissimo che arrivava fino alla via Novara. Ricorda infatti il comandante della 101^ GAP Samuele Turconi “non furono solo i fascisti legnanesi ad attaccarci: ci attaccò la PAI (Polizia Africana Italiana), la Brigata Nera e la Decima MAS di Busto. Rastrellarono tutte le famiglie della Mazzafame e le radunarono vicino alla chiesa minacciandole di morte se non ci fossimo arresi”. Donne, bambini, vecchi contadini tra cui uno di 97 anni, buttati fuori dalle case anche in pigiama: tutti al muro, mentre i fascisti minacciavano di dar fuoco alla Cascina.
I partigiani erano solo una quindicina, armati di rivoltelle, mentre i 250-300 fascisti avevano i mitra. “Combattemmo strenuamente – continua Samuele - e quando alle undici di sera ci accorgemmo di essere stati circondati capimmo che per noi non c’era più nulla da fare. Decidemmo di non arrenderci comunque anche se le forze in campo erano decisamente a nostro sfavore e combattemmo furiosamente fino all’alba”.

Inizia il conflitto a fuoco
Lo scontro fu durissimo. Il comandante Samuele Turconi fu tra i primi ad essere ferito: poco prima di mezzanotte una sventagliata di mitra lo colpì ad una gamba. Venne ferito molto gravemente anche un altro partigiano, Nino Lepori di Fagnano Olona: una pallottola gli trapassò il torace e perforò un polmone.
Verso l’alba Samuele Turconi venne nuovamente ferito, un’altra sventagliata di mitra lo colpì all’altra gamba e non fu più in grado di muoversi. Le munizioni dei partigiani, per quanto centellinate, stavano per esaurirsi e i fascisti dalle minacce di ritorsioni verso la popolazione stavano passando ai fatti tentando di incendiare il fieno e la paglia in alto nei fienili. Samuele decise di arrendersi, cercando però prima di mettere in salvo i suoi uomini usando le ultime pallottole per creare un varco di copertura nello sbarramento di fuoco: una decina riuscirono a scappare, illesi, e tra essi il vice-comandante Giuseppe Rossato.

La cattura di Samuele Turconi
Samuele venne catturato insieme a Nino Lepori, più morti che vivi entrambi, e insieme a tre altri partigiani, Rizzi, Ugo Bragè, Antonio Casero, di cui uno venne ucciso durante il trasporto a Busto Arsizio e gli altri due inviati nei lager in Germania, da cui fecero ritorno.
Tra i fascisti vi furono due o tre morti e una dozzina di feriti. “Un fascista mi puntò il fucile alla testa –ricorda Samuele - e minacciò di uccidermi sul posto; poi invece mandarono mio fratello con degli amici che mi trasportarono sino in via Novara dove i fascisti avevano fatto base. Ormai mi venivano meno le forze ma feci in tempo a sentire che avevano preso il Rizzi Pietro, il Bragè, il Casero. Mi caricarono su un automezzo militare ormai quasi morto ed insieme ad altri ci condussero alla caserma dei carabinieri di Busto Arsizio. Fortunatamente incontrai un maresciallo dei carabinieri veramente coraggioso che si oppose con tutte le sue forze a rinchiudermi in quelle condizioni in cella. Per me sarebbe stata la fine. Ho sentito ‘sto maresciallo che ha detto “Portatelo via! Via! Subito! Che questo sta morendo! Che io non voglio i morti in questa caserma!!!” E poi lì non ho capito più niente… I fascisti furono così obbligati a condurmi nell’ospedale della città dove i medici mi salvarono la vita per un soffio”
In ospedale il Turconi, costantemente piantonato da tre militi, venne interrogato ripetutamente, torturato e minacciato: “per impressionarmi, sotto il letto mi misero una cassa da morto” confidò in seguito. Non parlò. Perciò il 13 luglio “Angelo Montagnoli e il Negrini mi portarono con sarcasmo la bella notizia che molto presto sarei stato fucilato”, in Piazza Santa Maria a Busto Arsizio, alle cinque di mattina dell’indomani.

Si prepara la fuga di Samuele
Per fortuna i medici stavano dalla parte dei partigiani ed avevano avvisato l’organizzazione dei Venegoni: la diciassettenne Piera Pattani, valorosa staffetta della 101^ SAP, si offrì di andare in avanscoperta.
Si presentò in ospedale verso le nove e mezza di sera del 13 luglio dichiarando di essere la fidanzata di Samuele e venne lasciata entrare nella sua camera. Piera gli si gettò al collo baciandolo e spingendogli in bocca un bussolotto di carta. Una delle guardie prese il fucile per la canna e col calcio le dette tre vergate sulla schiena così forti che Samuele credette l’avesse ammazzata, poi la presero per i capelli e trascinarono fuori in corridoio sbattendola contro il muro. Sul biglietto Samuele riuscì a leggere “tentiamo alle 10” “e alle dieci, dieci e dieci son arrivati. Con un’azione militare a cui partecipò tra gli altri anche Mauro Venegoni vennero e, immobilizzate le guardie, Guido Venegoni mi caricò sulla canna della bicicletta poiché le mie ferite non erano ancora rimarginate… Fui accompagnato a Legnano in via Novara nella casa della partigiana Alogisi Angela in Grassini dove poi fui curato dal dott. Tornadù, farmacista di via Novara. Rimasi da lei una decina di giorni e poi dovetti abbandonare il rifugio divenuto insicuro. Mi trasferirono allora a Prospiano anche se le mie condizioni non erano per niente buone.”

Samuele riprende la lotta
Una volta ristabilitosi, Samuele Turconi riprese il suo posto al comando della 101^ Brigata Garibaldi GAP “Giovanni Novara” di Mazzafame e Gorla Maggiore. E ricominciò a fare disarmi, deragliamenti, attentati e salvataggi, anche assalendo, insieme a tre compagni, con un commando armato le guardie che stavano piantonando un civile ferito e portandolo via, in salvo, dallo stesso ospedale di Busto Arsizio da dove era stato fatto fuggire lui stesso appena un mesetto prima.
Per una descrizione più dettagliata della vicenda, con ulteriori testimonianze dei protagonisti si rimanda all’articolo precedentemente pubblicato:

Piera Pattani e Samuele Turconi nel giugno 2008 presso la Cascina Mazzafame
in occasione dell'annuale commemorazione della Battaglia Partigiana
ricevono una targa di benemerenza dall'ANPI di Legnano
per la loro preziosa attività partigiana durante il periodo clandestino 1943-1945

Per saperne di più:
. Giorgio Vecchio, Nicoletta Bigatti e Alberto Centinaio, “Giorni di guerra. Legnano 1939-1945”, Eo Ipso, 2009
. Per conoscere meglio Samuele Turconi



lunedì 1 giugno 2015

Martedì 2 giugno, l'intitolazione di Largo Tenconi

Tratto da
http://www.legnanonews.com/news/1/48865/martedi_2_giugno_l_intitolazione_di_largo_tenconi

Martedì 2 giugno, l'intitolazione di Largo Tenconi



Legnano rende onore ad Anacleto Tenconi, che fu Sindaco della città nel 1945-1946 (nominato dal CLN) e dal 1951 al 1961. Alla sua memoria sarà infatti intitolato il piazzale situato tra piazza Carroccio e il lungo Olona, alle spalle degli ex uffici giudiziari.
La cerimonia si terrà martedì 2 giugno 2015, Festa della Repubblica, con inizio alle ore 11.30. Dopo un intervento del Sindaco Alberto Centinaio e del nipote Alberto Tenconi, si procederà allo scoprimento di una targa commemorativa e all’inaugurazione di una mostra fotografica. E’ prevista la partecipazione di Associarma, ANPI, Collegio dei capitani e Contrada di San Magno.
Sono numerosi i motivi per cui Legnano è riconoscente a Tenconi: oltre ad avere amministrato la città nei difficili anni della ricostruzione post-bellica, fu tra i fondatori della rievocazione storica della battaglia del 1176 e del Palio, nonché Gran Priore della Contrada di San Magno.
A lui si devono, tra l’altro, la completa elettrificazione dell’illuminazione pubblica, la realizzazione di opere urbanistiche, tra le quali viale Toselli, piazza Carroccio e la Galleria INA. Si impegnò inoltre per la realizzazione di scuole, tra cui la Bonvesin de la Riva, e la creazione dei Licei Classico e Scientifico.
Nato a Legnano nel 1904, si impegnò fin da giovane in attività sociali e politiche. Partecipò attivamente alla Resistenza tra le fila dei partigiani cattolici aggregandosi alla “Alfredo di Dio” e creando la brigata Carroccio di cui fu commissario politico. Il 25 aprile 1945, grazie ai meriti conseguiti nella lotta partigiana e alle sue competenze nella pubblica amministrazione, fu nominato Sindaco e incaricato di formare una Giunta in grado di far fronte ai problemi più urgente legati all’emergenza del momento. Nel 1951 tornò a ricoprire la carica di primo cittadino eletto nelle fila della DC alla guida di una coalizione di centro.
Lasciata la politica attiva non cessò di impegnarsi in vari ambiti lavorando incessantemente per il bene della città. Morì nel 1991.
Negli ultimi anni, come ricordano il figlio Camillo e il nipote Alberto, prima a sollecitare l'idea di dedicare una via o una piazza è stata la contrada San Magno. Successivamente, l'iniziativa è stata ripresa dalla Conferenza dei Capigruppo durante il periodo di Vitali sindaco, infine nel mese di marzo dal Circolo di Legnano del PD, con delibera finale nei giorni scorsi della Giunta Centinaio.
(Marco Tajè)



sabato 23 maggio 2015

Una piazzetta dedicata a Anacleto Tenconi

Tratto da
http://www.legnanonews.com/news/1/48690/una_piazzetta_dedicata_a_anacleto_tenconi

Una piazzetta dedicata a Anacleto Tenconi

Anacleto Tenconi, sindaco di Legnano per 12 anni e consigliere comunale per 4 decenni,avrà una piazzetta dedicata alla memoria. Lo ha deciso la Giunta Centinaio con una propria delibera.
"In occasione del Settantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista, l’Amministrazione comunale - leggiamo nel documento -intende ricordare Anacleto Tenconi, politico indimenticabile per i molti cittadini protagonisti della vita legnanese di quegli anni, esempio per i giovani di oggi per le sue doti di umanità, onestà e correttezza, partigiano cattolico, esponente di spicco del Comitato di Liberazione Nazionale e delle formazioni partigiane, primo Sindaco di Legnano del periodo post Liberazione dal 1945 al 1946 e dal 1951 al 1961".
L'area individuata è quella che collega la Piazza Carroccio al Lungo Fiume Olona, alle spalle dell'ex Tribunale.
La proposta è partita dal segretario cittadino del Partito Democratico, Alberto Dell'Acqua, che nello scorso mese di marzo aveva diffuso un appello in cui il Partito Democratico di Legnano segnalava che "attraverso anche il proprio Forum Cultura PD, coordinato dall'amica Giuseppina Picco, ritiene opportuno riprendere una proposta lanciata alcuni anni fa in Consiglio Comunale dal Gruppo Consiliare dell'Ulivo e appoggiata dall'ANPI di Legnano per ricordare nella toponomastica cittadina Anacleto Tenconi, un legnanese indimenticabile per molti e un esempio per i giovani di oggi, proprio a 70 anni da quegli eventi".
"Dopo Tenconi - così rilancia invece sul suo blog Daniele Berti - diventa doveroso ricordare anche Eliseo Crespi, altro amministratore pubblico degli anni Cinquanta che ha lasciato in eredità al Comune di Legnano i suoi beni, la cui entità verrà conosciuta a breve".

Pubblicato venerdì 22 maggio 2015 

giovedì 23 aprile 2015

Legnano 25 Aprile: i giorni della Liberazione - 1° parte



25 Aprile: i giorni della Liberazione


Legnano, 25 Aprile 1945
I giorni della Liberazione

I fratelli Venegoni
Il 1945 a Legnano è iniziato disastrosamente per quanto riguarda la Resistenza. Infatti tutti i principali protagonisti erano stati catturati, incarcerati, inviati nel lager, fucilati o costretti a continuare la loro lotta altrove.
Dei quattro fratelli Venegoni, i principali animatori dell’antifascismo e della Resistenza in tutta la valle Olona, nessuno era più a Legnano nel 1945.
Il primo a cadere nelle mani dei fascisti era stato Guido, a luglio ’44, arrestato per aver diffuso nelle fabbriche “La Guardia rossa”, uno dei giornali clandestini stampato dal loro gruppo autonomo.
Il 5 agosto viene arrestato il fratello Pierino, portato alla famigerata caserma della Muti di via Rovello a Milano, tristemente famosa. Pierino ha resistito a dieci giorni di terribili torture senza aprire bocca e verrà inviato in Germania nel campo di lavoro di Jikdorf, da dove riuscirà a fuggire solo gli ultimi giorni di guerra.
Il 28 agosto 1944 è arrestato anche Carlo, sorpreso in una tipografia di Milano dove stava preparando una nuova edizione dell’Unità clandestina: viene portato al carcere di San Vittore a Milano e da lì, il 7 settembre, internato nel campo di prigionia di Bolzano-Gries. Lì, nel lager, Carlo organizza con Ada Buffulini che diventerà sua moglie, ed altri un comitato di Resistenza interna. Rimane in contatto clandestinamente con gli amici di Legnano e con loro organizza la propria fuga.
Il 29 ottobre Carlo riesce ad incontrarsi col fratello Mauro, in un recapito a Milano in Corso Buenos Aires 1. Sarà l’ultima volta che si vedono. Mauro deve fuggire e decide di tornare verso Legnano e Busto. Casualmente, il giorno successivo, il 30 ottobre, Mauro viene arrestato e condotto alla caserma della Brigata Nera di Busto Arsizio, ma ha con sé documenti falsi. Viene interrogato e anche torturato ma a un certo punto uno lo riconosce per quello che è, il Mauro Venegoni che da tempo vorrebbero avere fra le mani: per lui è finita. Lungamente e orribilmente torturato, Mauro non dice una parola. La notte del 31 ottobre lo scaraventeranno lungo la strada per Cassano Magnago e lo finiranno con due colpi alla nuca. A Mauro verrà conferita una medaglia d’oro alla memoria.
Guido era riuscito a fuggire ma l’11 novembre viene nuovamente arrestato a Vimercate. Aveva documenti falsi ma è stato riconosciuto. Il Montagnoli, capo delle Brigate Nere di Legnano lo ha prelevato: avevano già approntato tutto per la fucilazione pubblica di Guido in piazza San Magno a Legnano ma non hanno potuto portarla a termine: l’ondata di sdegno per la morte di Mauro è stata tale che gli stessi componenti del plotone di esecuzione non hanno avuto il coraggio di sparare. Guido Venegoni riesce poi rocambolescamente a fuggire e continua la lotta al comando della sua 181^ Brigata Garibaldi, nel cuneese.
Carlo Venegoni, braccato dai fascisti, a novembre viene inviato dal Partito a Genova come responsabile delle SAP di Genova Centro e continua lì la sua lotta.
Altri partigiani di Legnano avevano dovuto fuggire e continuare altrove la loro lotta.
Samuele Turconi
Anche i partigiani di città vengono rastrellati. Legnano non è una Repubblica partigiana, è lontana dalle montagne ma i partigiani di Legnano aiutano quelli di montagna, recuperano e inviano loro armi, medicinali, soldi e viveri, fanno deragliare i treni merci per bloccare la circolazione, a novembre la 101^ Brigata Garibaldi di Samuele Turconi fa deragliare un treno di repubblichini della divisione Monte Rosa in viaggio verso la Val d’Ossola per un rastrellamento. I partigiani di Legnano danno fastidio, molto fastidio. I nazifascisti hanno l’opportunità e le motivazioni per intensificare le pressioni sui partigiani, anche a Legnano.
Anche il comandante Samuele Turconi a fine novembre ’44 si allontanò da Legnano. La GAP (Gruppo di Azione Patriottica, partigiani che vivevano in clandestinità ed effettuavano le azioni più rischiose) di Samuele era, secondo le statistiche delle Brigate Garibaldi, quella meglio armata, più forte ed efficiente perlomeno di tutta la Lombardia. La Volante Servadei delle formazioni piemontesi di Moscatelli aveva richiesto esplicitamente in prestito Samuele tramite il CLN di Milano in qualità di comandante esperto per una missione di un paio di settimane particolarmente difficile e delicata nel varesotto.
L’11 dicembre una delazione portò al suo arresto. Samuele aveva documenti falsi ma, durante le torture ad opera del Capitano Zambon e dei suoi uomini nella sede delle Brigate Nere di Varese, Samuele viene riconosciuto da un fascista legnanese e la situazione peggiora. Incarcerato a Varese viene torturato dalle SS ogni notte per 8-12 ore filate senza tregua né pietà fino alla mattina del 25 dicembre. Non parla. A febbraio 1945 viene inviato con altri al carcere milanese di San Vittore, condannato a morte, a fucilazione per rappresaglia con scelta a sorteggio. Samuele Turconi sarà fortunato e il pomeriggio del 24 aprile 1945 sarà ancora vivo.
Dalle formazioni di montagna di Moscatelli in quel novembre 1944 è arrivato a Legnano Mario Cozzi, noto col nome di battaglia di “Pino”. Il Cozzi ha avuto ordine dal CLN di prendere il comando della 101^ Brigata rimasta orfana di comandanti e anche della 182^ Brigata Garibaldi Mauro Venegoni che si era formata per scissione della 101^ diventata troppo numerosa. La giovane staffetta 17enne Piera Pattani è passata alla 182^ ed è diventata la collaboratrice più stretta di Mario Cozzi.
Garibaldini e cattolici a Legnano
Nella primavera del 1945 erano presenti quindi a Legnano due formazioni garibaldine ed una cattolica.
La 101^ Garibaldi con 8 distaccamenti (Franco Tosi, Brusadelli, Castellanza, Rescaldina, San Vittore, Cerro Maggiore, Cantalupo).
La 182^ Garibaldi con 9 distaccamenti (campagne della Valle Olona, Wolsit, Canegrate, Parabiago, Busto Garolfo, San Giorgio e Villa Cortese, Dairago, la ditta Safar).
Le formazioni cattoliche erano state conglobate nella Divisione Alto Milanese del Raggruppamento Divisioni Patrioti “Alfredo Di Dio” (Comandante Eugenio Cefis, vice-comandante il futuro ministro Giovanni Marcora) con varie Brigate tra cui la “Carroccio” che operava nella zona tra Saronno e Parabiago ed operava a Legnano. La Carroccio a Legnano aveva come membri di spicco Don Carlo Riva, Anacleto Tenconi, Alberto Tagliaferri. Comandante Bruno Meraviglia.
Il 9 aprile finalmente gli angloamericani riescono a sfondare la Linea Gotica. C’è nell’aria la sensazione che ormai sia questione di poco: tedeschi e fascisti hanno perso e si preoccupano solo di ritirarsi col minore dei danni, magari però distruggendo fabbriche e impianti elettrici prima di lasciare l’Italia. I partigiani si preoccupano che queste distruzioni non avvengano e gli operai si schierano pertanto ancora più decisamente dalla loro parte. Anche a Legnano i rapporti di forze pertanto mutano.
Il 10 aprile il Partito Comunista dirama le “Direttive n 16 del PCI per l’insurrezione” a firma Luigi Longo. Il 21 aprile il CLN Alta Italia dirama anch’esso le “Direttive per l’insurrezione nazionale” con le istruzioni per la realizzazione dello sciopero nazionale
Alla vigilia dell’insurrezione i partigiani di entrambi gli schieramenti erano abbastanza numerosi ma con un armamento del tutto insufficiente. Per la Carroccio solo uno su 5 aveva un’arma.
Le forze nazifasciste potevano contare su 290 uomini in Legnano, più un centinaio nei paesi limitrofi. Rispetto ai partigiani erano di meno ma molto ben equipaggiati con anche armamenti pesanti.
I partigiani non intendevano fermarsi di fronte a questo. Nella relazione delle Garibaldi si legge “…anche noi sentivamo che era imminente il crollo ed è ben per questo che dal primo di marzo al 25 aprile ci gettammo nella lotta per non dare più tregua ai nostri nemici…”
E i nazifascisti erano in genere piuttosto demotivati.
24 aprile
24 aprile 1945. A Legnano arriva una staffetta. E’ mezzogiorno e la staffetta si dirige alla casa del Don Carlo, all’oratorio di San Domenico. Lì è riunito un gruppo di partigiani della Carroccio: “Una tradotta con un forte contingente di militari fascisti arriverà verso sera alla stazione di Legnano con provenienza Milano”.
I partigiani decidono. “Bisogna quindi attaccare. Il presidio fascista di Legnano non deve essere assolutamente rafforzato con questi nuovi reparti!” Il comando unificato, Carroccio, 101^ Garibaldi e 182^ Garibaldi, impartisce ordini perché i partigiani prendano posizione.
Intanto, al carcere di San Vittore a Milano, alle tre del pomeriggio una guardia entra nella cella del comandante della 101^ Brigata Garibaldi GAP Samuele Turconi, gli getta del cemento addosso e gli ordina di scendere in cortile e dirigersi verso il passo carraio. Il partigiano è convinto che la guardia voglia fargli un brutto scherzo e farlo fucilare dalle guardie tedesche piazzate sopra il cancello di piazza Filangeri. Invece Samuele viene fatto fuggire e torna a piedi a Legnano, giungendovi all’alba del 25 aprile, giusto in tempo per riprendere il suo posto di comando nella lotta armata.
Nel tardo pomeriggio un’altra staffetta porta a Legnano il contrordine: i fascisti hanno preso un’altra strada. Ma il comando è deciso: “Ormai siamo pronti. Non ci si ferma più!
Attorno alle dieci di sera un gruppo di garibaldini della 182^ attacca a Canegrate le “Cascinette” un posto di blocco dove era insediato un presidio tedesco con un’importante stazione radio. Lo scontro fu durissimo e si concluse con la morte di tre tedeschi ed il ferimento di altri quattro, tra cui due ufficiali. La stazione radio fu messa fuori uso, impedendo quindi ai tedeschi le comunicazioni.
Contemporaneamente 24 uomini della Carroccio comandati da Alberto Tagliaferri attaccano due posti di blocco tedeschi situati presso il casello dell’autostrada. Liberata la via attaccano la caserma di viale Cadorna. Era importante conquistare la caserma in quanto in essa vi era un arsenale di armi che sarebbero state utilissime ai partigiani, che di armi ne avevano sempre poche. Secondo un rapporto del 5 marzo 1945 di Bruno Meraviglia (Tenente Angelo) della Carroccio nella caserma si trovavano 30.000 fucili e moschetti, 50 cannoni di vario calibro, 500 armi automatiche (mitragliatrici e fucili mitragliatori) con abbondanti munizioni. La resistenza dei tedeschi è stata ostica e tra i partigiani ci sono stati due morti e 5 feriti.
A un certo punto i tedeschi hanno deciso di uscire dal passo carraio del retro e dirigersi in parte verso l’altra caserma presso il poligono di tiro nei pressi dell’autostrada da dove fanno partire una sparatoria per bloccare la strada agli insorti e in parte presso il loro comando nella palazzina della GIL (la Casa del Balilla) in via Milano.
Gli uomini di Tagliaferri prendono possesso della caserma e vi passano la notte.
La 17enne staffetta Piera Pattani un mese prima aveva lasciato il lavoro per aiutare ad organizzare l’insurrezione il comandante delle formazioni legnanesi 101^ e 182^ Brigata Garibaldi SAP, Mario Cozzi (detto “Pino”). Piera è ancora oggi emozionata: “Mi ricordo che la notte del 24 aprile c’è venuto il mio Comandante, m’ha detto “Piera, oggi è arrivato il momento!” Pensi che son partita da Legnano, sono andata a Gorla Maggiore. Da Gorla Maggiore, man mano che venivo in giù, Gorla Minore… e… si mettevan insieme tutti. Sono arrivata a Legnano, alle stanghe – che adesso han tirato via - … tutta la gente della Valle Olona! Tutti! Tutti son venuti giù perché il 25 aprile era arrivato!
25 aprile
Siamo al 25 aprile 1945. Alle prime ore del mattino i tedeschi tornano in forze dalla via Milano ed assediano i partigiani all’interno della caserma. A un certo punto i tedeschi ripiegano e si spostano verso la caserma vicino all’autostrada e da lì con automezzi ed il grosso del materiale bellico imboccano l’autostrada verso Busto, prendendo poi posizione presso la Cascina Olmina.
Nel frattempo, alle 7.00 i garibaldini conquistano la scuola Carducci, in cui si era insediato un gruppo di avieri fascisti. E’ l’unico episodio in cui le forze fasciste hanno reagito attaccando con un camioncino, una mitragliatrice pesante ed una dozzina di uomini armati di mitra. Muoiono due uomini delle Brigate Nere. La scuola diventa la caserma dei partigiani.
Intanto in chiesa a San Domenico arriva trafelata una staffetta che parla col don Carlo. Don Giuseppe Longoni ricorda: “Parlarono velocemente tra loro e vidi don Carlo, senza proferirmi parola, abbandonare precipitosamente la chiesa. Mi riferirono poi che si era recato in oratorio dove lo attendeva un gruppo di partigiani e che armato di fucile mitragliatore aveva inforcato la bicicletta per una destinazione che non conobbi”. Si sono recati alle carceri di San Martino di Legnano a liberare i prigionieri politici.
Alle 9.00 viene attaccata la caserma della RSI e dei Carabinieri in via dei Mille (attualmente la sede decentrata della Provincia di Milano) e viene conquistata. Vi si installa il quartier generale del CLN legnanese.
All’Olmina i partigiani garibaldini attaccano l’autocolonna tedesca che si è insediata presso il casello dell’autostrada. Dalla Caserma Carducci vengono inviati rinforzi ai due caselli dell’autostrada all’Olmina e anche alla Canazza, dove al comando dell’azzurro (della formazione cattolica Carroccio) Alberto Tagliaferri e del garibaldino Samuele Turconi, si continua a sparare. All’Olmina la sparatoria dura un’ora e mezza, finchè viene circondato un palazzo in cui si sono asserragliati i tedeschi. Questi sventolano una bandiera bianca. I partigiani si avvicinano e i tedeschi fanno fuoco uccidendo tre partigiani: Ermenegildo Monticelli, Ernesto Pinciroli, Luigi Ciapparelli. I tedeschi alla fine fuggono ma 2 rimangono uccisi e 6 vengono catturati ed i partigiani resistono a fatica alla tentazione di fucilarli sul posto per l’inganno. Si limitano a far fare loro tutta la via Barbara Melzi a calci nel fondoschiena.
La GIL è saldamente in mano ai tedeschi, il Comune ed il Palazzo Littorio in mano ai fascisti.
Alle 10.30 entrano nel palazzo del Comune solo tre esponenti della Resistenza (il funzionario comunale Franco Calcaterra, il dipendente della Franco Tosi Giuseppe Rigo e Stefano Ubezio). I tre vengono respinti dagli agenti di polizia comandati dal commissario Andrea Santini. Ai partigiani si unisce Anacleto Tenconi, che in base agli accordi già presi, sarebbe dovuto diventare il primo sindaco di Legnano libera.
In contemporanea arrivano verso Legnano due colonne motorizzate, una di tedeschi arriva dall’autostrada, una mista di tedeschi e fascisti dal Sempione. Quella sul Sempione viene rallentata dagli attacchi dei garibaldini della 101^ e 182^ a San Lorenzo, Cerro e San Vittore. A Legnano viene rafforzata la linea difensiva che va dalla caserma di viale Cadorna verso le officine Ranzi e Gianazza (all’incrocio con il Sempione) e su vialeToselli verso il Castello e la strada per Canegrate.
Gli scontri si accendevano furiosi in tutta Legnano. Annota mons. Virgilio Cappelletti “La popolazione gira rara e circospetta. Le finestre sono chiuse e dietro le griglie guardano occhi curiosi. Non si ha ancora l’idea esatta di ciò che sta succedendo”
I genitori e parenti vanno nelle scuole a riprendersi i bambini. Una maestra annota ”Assolutamente vogliono le bambine, perché sono arrivati i partigiani e più nessuno può circolare dopo le 11. Non mi oppongo perché vedo il ritorno degli operai e sento degli spari; in poco tempo rimango sola. Sono le undici: anch’io ritorno a casa”.
Qualcun altro sta ritornando a casa in quella mattina. E’ il feretro di Angelo Montagnoli, comandante della Brigate Nere legnanesi, morto durante un combattimento a Castellanza nel pomeriggio del 23 aprile. Erano previsti funerali solenni proprio per il giorno 25 aprile ed il corpo del Montagnoli era stato portato alla GIL, la casa del Balilla, da cui sarebbe partito il funerale. E’ invece partito un camioncino quasi di nascosto che ha portato il cadavere a casa Montagnoli e da lì al cimitero, per una veloce e molto intima benedizione, presente il Prevosto Mons. Cappelletti.
In tarda mattinata si arrendono i repubblichini di via Alberto da Giussano e della Caserma Resega di via Tosi. Anche la piscina è in mano ai partigiani.
Monsignor Cappelletti annota: “Ore 12.00. Mons. Prevosto si è portato nel rione dei Ss. Martiri per trasportare un altro ferito grave. E’ un fascista, le truppe partigiane non glielo consegnano” E’ ferito ad una gamba. Si tratta del capitano delle Brigate Nere Arturo Sesler, che verrà ricoverato in ospedale dai partigiani stessi. “I partigiani hanno occupato tutto il Sempione, l’Ospedale e i gangli vitali della città”.
Alla Canazza servono rinforzi e Mario Cozzi li manda a chiamare. Erano circa le ore 12.30. Sono partiti in 23 o 24 garibaldini dalla piazza di Gorla Maggiore con un camion della ditta Cerini di Castellanza. Avevano percorso circa un chilometro in direzione di Legnano, quando, in via Garibaldi a Gorla Minore, nei pressi della Cascina San Giulio, di fronte al cimitero, due aerei “Pippo”, Spitfire alleati, sorvolano a volo radente. I partigiani dal camion si sbracciano e sparano in aria per salutare. Il primo aereo si abbassa e mitraglia, centrando in pieno il camion: 13 morti, 8 feriti gravi o mutilati. Tra essi alcuni partigiani della 101^ GAP di Samuele Turconi. Il Tanèla (Carlo Scandroglio) e l’Angelino Pisani sono morti quel giorno, il Sandrino (Alessandro Montani) tre o quattro mesi dopo per le conseguenze: erano tra i più fidati amici di Samuele, autori con lui, in squadra formata da loro quattro, di innumerevoli audaci azioni contro i nazifascisti.
Su questo fatto si parlerà in paese, a Gorla Maggiore, per molti anni, tutti si chiesero, quale equivoco, può aver indotto un pilota amico a sparare su un gruppo di Patrioti esultanti. Il solo equivoco fu quello che ovunque, nelle città del nord, si combatteva ma i Comandi alleati seppero solo alle ore 20.00 del 25 aprile che l’Italia era insorta, quindi per Pippo quello era un camion nemico. Non dobbiamo dimenticare che Legnano è insorta per prima alla sera del 24 aprile, Busto con la Valle Olona è insorta alle ore 9.00 del 25 aprile 1945, mentre i primi movimenti insurrezionali in Milano vennero ordinati dal CLN a partire dalle ore 13.00 del 25 aprile e a Torino dall’1.00 del 26.
Verso le 14.00 di quel 25 aprile dopo trattative cedono le armi anche i repubblichini di Palazzo Littorio (l’attuale Palazzo Italia) e da lì i partigiani si spostano a dare manforte ai loro compagni in Comune dove sullo scalone si era accesa una furiosa sparatoria, testimoniata dai segni delle revolverate visibili fino a qualche anno fa. Anche il Comune passa nelle mani dei partigiani e Tenconi assume le funzioni di sindaco, indossa la fascia tricolore e si porta al Comando militare in via Dei Mille.
Nel primo pomeriggio i tedeschi dalla GIL si spostano verso il centro occupando temporaneamente piazza San Magno, nel tentativo di dividere la città e impedire le comunicazioni tra partigiani e comando. L’offensiva aveva un fondamento. Se Busto era in mano ai partigiani, Rho e Milano erano ancora saldamente in mano a fascisti e tedeschi ed era in marcia verso Legnano una colonna tedesca di rinforzo partita la mattina da Milano. I tedeschi della GIL questo lo sapevano. Un’altra cosa però non sapevano: alle 18.00 arriva alla caserma di via dei Mille, cioè al quartier generale dei partigiani, una inaspettata telefonata: “Gli attesi rinforzi sono alle porte di Legnano!”. La telefonata è stata fatta dai tedeschi della GIL che sapevano della colonna in arrivo ma non sapevano che in via dei Mille i fascisti si erano arresi ore prima.
Del resto uno degli ex-partigiani che frequentano l’ANPI legnanese mi ha detto che in quelle ore era tutto così convulso che non ci si capiva più niente. Né da parte partigiana né a quanto pare nemmeno da parte tedesca.
Di lì a poco iniziarono violenti gli scontri lungo la linea difensiva partigiana di viale Cadorna. La conquista delle varie caserme aveva dotato i partigiani di numerose armi e delle mitragliatrici erano state piazzate anche sui tetti. I partigiani resistettero ai tedeschi, i quali furono costretti a rifugiarsi nelle varie fabbriche della zona. Ma si sparava ancora anche alla caserma all’entrata dell’autostrada. E’ in questo contesto che è stato ferito il comandante della Carroccio Alberto Tagliaferri, nei pressi del sanatorio.
Nella sera i tedeschi alla GIL accettano di iniziare le trattative con il comandante della Carroccio Bruno Meraviglia in tarda serata si arrendono.
Da Milano, dove si è diffusa la notizia della reazione avvenuta nel legnanese, colonne di nazisti e fascisti partono per andare in aiuto dei loro compagni e imboccano gli uni l'autostrada dei Laghi, gli altri il Sempione, ma verranno fermati a Rho, dove inizierà uno scontro molto violento.
I combattimenti continuano tra Legnano e San Vittore Olona, all’altezza del calzaturificio Ecclesia, di fronte alla ditta Gianazza, all’incrocio Sempione-Toselli, e si trasformano in una guerriglia di posizione che si protrae fino a notte inoltrata.
Il 25 aprile si chiude con una situazione molto favorevole ai partigiani legnanesi, tuttavia vi sono ancora ingenti forze naziste all’entrata dell’autostrada e soprattutto all’incrocio Sempione-Toselli. E forti gruppi di fascisti sono affluiti a San Vittore.
Renata Pasquetto e Giancarlo Restelli

Per saperne di più
Maggiori particolari e fotografie a questo link:
https://drive.google.com/file/d/0B2oiTbuM9ihjbjdXczR3R3pPam8/view?usp=sharing 
Documenti del Fondo Cozzi e del Comune di Legnano a questo link:https://drive.google.com/file/d/0B2oiTbuM9ihjS3hvbGpuMDgtbkk/view?usp=sharing
Le tombe dei partigiani legnanesi: https://youtu.be/W50oulSj5cA